Il Babbo Natale triste

di Vittorio Cotronei

🎁 IL BABBO NATALE TRISTE

“Ha mosso gli occhi” disse Giacomino indicando quell’enorme addobbo di Natale che troneggiava in piazza della Chiesa. Un Babbo di Natale con evidenti problemi di obesità e gigantismo, triste come un film d’autore polacco con sottotitoli in tedesco.
“te lo sarai immaginato.” Rispose la madre.
“Mamma, lo ha fatto di nuovo: ha mosso gli occhi!”
“Adesso andiamo, Giacomino. Devo ancora finire di comprare i regali di Natale”

Nella piazza alcune cartacce si rincorrevano l’una con l’altra sospinte dal vento gelido, poche anime s’aggiravano nel centro tenebroso; anche per il più ottimista ogni momento trascorso sul corso semideserto trasudava ansia e desolazione.

Mentre s’allontanavano il bambino si voltò l’ultima volta verso Babbo Natale e s’accorse che questi lo seguiva con uno sguardo che sembrava dire “Se lo dici a qualcuno t’ammazzo!”

Il bambino evidentemente non tacque, così ogni giorno, in Piazza della Chiesa, decine di fanciulli trascinavano i loro genitori di fronte a quel mastodontico babbo natale triste in attesa che questi facesse un rapido movimento degli occhi, o lo scatto millimetrico di un braccio, oppurre spostasse il piede di alcuni centimetri tradendo così la sua natura soprannaturale.

Il fenomeno destò immediatamente scalpore, soprattutto tra i disgraziati genitori costretti ad accompagnare i propri figli di fronte a quell’addobbo così antiestetico che persino da Rovaniemi avevano fatto pervenire un comunicato per prenderne le distanze. Una volta sparsa la voce che “il Babbo Natale si muove” qualcuno gridando al miracolo si era presentato al suo cospetto chiedendo una grazia, mentre qualcun altro, da dietro, aveva bisbigliato “Sì, che si levi da coglioni.”

Al commissario Pierotti però non gliela si fa; questi, infatti, decise di farsi dare i filmati delle telecamere di sorveglianza della poco lontana dalla Cassa di Risparmio di Volterra e con grande sgomento scoprì che il Babbo Natale, a una cert’ora, verso le una del mattino, sicuro che non vi fosse più nessuno in giro, si apriva da dietro e da lì usciva una sagoma calva e in carne. Questa si sgranchiva un po’ le gambe, dopodiché se n’andava a passo svelto per poi tornare poco prima dell’alba a riprendere posto all’interno di quel mostro natalizio che lo conteneva preciso come una matrioska.

Il commissario Pierotti non tardò molto a riconoscere la sagoma e così, quando verso le una del mattino, dopo aver atteso con certa impazienza, insieme a due nerboruti agenti, che l’ex sindaco uscisse dal culo del babbo natale, domandò direttamente a lui il perché di quella bravata.

L’ex sindaco dichiarò candidamente che siccome era stato fatto fuori da quelli che prima erano i suoi stessi amici, adesso voleva far passare ai suoi cittadini il natale più triste della loro vita e per farsi rimpiangere aveva comprato su Temu, per pochi euro, il più grande Babbo Natale triste al mondo a grandezza godzilla; di quel modello ne avevano costruiti solo tre esemplari e con gli altri due avevano addobbato la piazza di Kiev prima della guerra e quella di Gaza City prima della guerra. Vi era quindi la riprova che funzionavano: i babbi natale erano talmente tristi, emanavano vibrazioni così negative che riuscivano persino ad attrarre disgrazie.

Redarguito dal commissario Pierotti, da quel giorno l’ex sindaco smise di entrare nel culo di Babbo Natale per spiare i suoi cittadini, sempre da quel giorno diverse persone trovarono il babbo natale lievemente dimagrito e con grande dispiacere dei bambini, smise anche di dare quei lievi segni di vita che lo avevano reso famoso.

Nessuno però si preoccupò di togliere il Babbo Natale abusivo, anche perché gli operai del Comune, anche se notoriamente iperattivi, non avevano tutta quella voglia di avvicinarvisi. Spesso passandoci davanti si toccavano i testicoli, oppure si voltavano dall’altra parte facendo finta di ignorarlo.

A maggio si sarebbero tenute nuove elezioni, così i vari partiti decisero di darsi da fare per rallegrare le vie del centro e prendersi il merito di aver risollevato il destino del Natale.

Il Partito democratico al completo si sedette intorno a un tavolo e uno dei membri tirò fuori un’idea rivoluzionaria che avrebbe cambiato la cittadina per sempre: un’iniziativa che si chiamava “I LOVE SHOPPING”
“I-LO-VE SHO-PPING…” Ripeté scandendo le parole.
“Genio!” Disse una compagna “Genio assoluto!”
“Ma come ha fatto a saltarti in mente un’idea così innovativa!” Esclamò un altro
“Siamo di fronte all’invenzione della ruota!”
Chiosò un’altra ancora gridando al cielo.
Tuttavia dopo tanti discorsi non se ne fece di nulla e quel Natale continuò a rimanere un Natale triste.

Il capogruppo della Lega, non nuovo a queste uscite, disse che per i credenti il Natale era il momento di pensare agli ultimi, ai diseredati, agli emarginati della società e così organizzò una festa in onore di coloro che stavano passando davvero un brutto periodo: i maschilisti. Alla “SAGRA DEL PATRIARCATO: ESSERE MASCHI NON È UNA COLPA” a cucinare c’erano solo donne, così come a portare cibo ai tavoli. Queste dovevano lasciarsi toccare il sedere dai maschi alfa mentre servivano ai tavoli perché Il capogruppo della Lega, dal palco, dietro i suoi occhialetti da onanista livello pro, aveva spiegato che il patriarcato è soprattutto cavalleria, lo aveva detto anche Pasolini, il calciatore. Alla fine le stesse donne che avevano cucinato e servito ai tavoli dovettero anche rigovernare e spazzare tutta la piazza.
Tuttavia quel Natale continuò a rimanere un Natale triste, nonostante questa splendida iniziativa.

Ma l’idea con la “I” maiuscola saltò in mente all’Estrema Destra: candidare sindaco della cittadina il Generale Vannacci; un uomo con una visione del mondo talmente bigotta, retrograda e incolore da far sembrare il Babbo Natale triste una persona solare e briosa tipo Shakira.

I due antagonisti si trovarono faccia a faccia pochi giorni dopo, quando il generale Vannacci si recò in visita a Cecina per presentare la sua candidatura a sindaco e il suo libro per persone con problemi di apprendimento.
Si guardarono fissi negli occhi, dopodiché il Generale disse “Guarda che in Afghanistan ne ho steso uno parecchio più grande di te, non mi fai paura!”
Il triste addobbo rimase in silenzio.
“Ho capito, mi guardi male perché sei omosessuale, ma guarda che io non ho niente contro gli omosessuali: un amico di un conoscente di mia zia è omosessuale. Non ho niente contro di voi, ma dovete ammettere che non siete normali”
Ancora silenzio
“Fermo… Ho capito: sei un terrorista che odia i presepi e i crocifissi, tornatene a casa tua!” Disse con rabbia e sferzò un colpo di karate all’altezza delle palle del babbo natale triste. Questi crollò e si distrusse in mille pezzi (d’altronde l’ex sindaco l’aveva comprato su Temu)

Nella piazza ci furono manifestazioni di giubilo: era finalmente arrivato l’uomo forte.
Il Generale Vannacci dichiarò di aver già in cantiere un libro scritto quasi Interamente in italiano in cui raccontava di come aveva liberato il Natale della cittadina dalla tristezza.

Tuttavia i giorni passarono e la tristezza rimase, nonostante l’assenza del Babbo Natale triste in mezzo alla piazza. Sui muri vi erano appesi i cartelli elettorali con la foto del Generale Vannacci. Un pupazzo ne aveva sostituito un altro: forse più triste, l’intelligenza era quella, sicuramente più nocivo.

Nella penombra l’ex sindaco ridacchiava soddisfatto: la testa calva, china sul cellulare, apponeva cinque stelle di gradimento e un’ottima recensione all’ultimo acquisto fatto su Temu.

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