I nazionalismi sono nefasti

di Alessandro Vivanti

Perché i nazionalismi sono nefasti.
24 aprile 1915: il genocidio armeno è stato il primo del ’900, nonché uno dei più dimenticati: Hitler lo prese come esempio per il massacro che progettò nei confronti degli ebrei, degli zingari e di chiunque non rientrasse nei canoni della “pura razza ariana”.
L’obiettivo dei Giovani Turchi, organizzazione nazionalista nata all’inizio del XX secolo e salita al potere nel 1909, era quello di creare uno stato nazionale turco, sul modello dei nuovi paesi europei nati nell’Ottocento.
La popolazione armena, cristiana ed indoeuropea, era l’ostacolo da eliminare per portare a termine il loro sogno nazionalista. La definizione di “Stato nazionale” infatti prevedeva un paese linguisticamente e culturalmente omogeneo, con una popolazione composta in larga misura da un unico gruppo etnico e dove le altre popolazioni si limitavano a piccole minoranze. Armeni, greci, assiri, le tre più importanti comunità cristiane, erano i primi obiettivi.
Il sistematico sterminio del popolo armeno nei territori dell’Impero ottomano cominciò nella notte del 24 aprile 1915 a Costantinopoli, nelle case degli intellettuali, degli studiosi, dei poeti. In un solo mese, più di mille intellettuali armeni furono deportati verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada.
Arresti e deportazioni furono compiute in massima parte dai «Giovani Turchi». Nelle marce della morte, che coinvolsero più di un milione e duecentomila persone, centinaia di migliaia morirono per fame, malattia o sfinimento.
Ancora oggi la posizione ufficiale del governo turco è che le morti degli armeni durante i “trasferimenti” o “deportazioni” non possono essere considerate “genocidio”. Non solo, parlare di “genocidio” è un reato punibile con la reclusione da sei mesi a due anni, in base all’art. 301 del codice penale per “vilipendio dell’identità nazionale”.
Si può considerare a tutti gli effetti come il primo genocidio moderno e se ne sottolinea la “scientifica” programmazione delle esecuzioni come prova di un disegno genocida.

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