I due anni che hanno cambiato l’Italia

di Pasquale Palmieri

13 settembre 1978. Il “Corriere della Sera” decide di sbattere “l’amore in prima pagina”. Pubblica una lettera di un anonimo cinquantenne. L’uomo ha una relazione con una donna molto più giovane, ma non ha il coraggio di lasciare sua moglie. È tentato dall’idea di togliersi la vita.

Esplode il mercato dei sentimenti privati. Nel giro di pochi giorni, le altre testate – non i rotocalchi dedicati al pettegolezzo, ma giornali come “La Repubblica”, “La Stampa”, il “Sole 24 Ore”, “Il Resto del Carlino” – cominciano a discutere delle peripezie dell’aspirante suicida. Gli interventi dei lettori sono numerosissimi, difficili da quantificare. Il cosiddetto “amore in prima pagina” si trasforma in una vera e propria ossessione pubblica.

Potrebbe sembrare una casualità, ma l’affare è ben più complesso. I grandi gruppi editoriali sono concordi nel seguire nuove linee di condotta. I documenti programmatici che circolano nelle redazioni lo dimostrano in maniera eloquente. Le persone devono tornare a concentrarsi sui piccoli problemi del quotidiano, lasciando da parte i grandi temi politici, economici, sociali. Occuparsi dei mali della collettività è un esercizio stupido e velleitario (sono in fondo i governanti a doverci pensare, non i comuni cittadini), una roba da illusi, o peggio ancora da teste calde, da eversivi, da matti.

Il gioco funziona. Ormai messa all’angolo, un’intera generazione di persone “impegnate” mette da parte il desiderio di cambiamento e abbandona il conflitto sociale per rifugiarsi in religioni orientali, spiritismi, astrologie, ufologie, paradisi artificiali. La maggioranza del resto si è già lasciata convincere: il dissenso non può avere alcun valore costruttivo. Nel migliore dei casi è considerato come una forma di debolezza individuale. Nel peggiore dei casi diventa invece un atto riprovevole, un pericolo per la stabilità e il benessere del corpo sociale, un crimine.

[Consiglio di lettura: P. Morando, “Dancing Days”, 2009; un libro sul quale molti “storici” di professione – i docenti universitari, per intenderci – dovrebbero interrogarsi, chiedendosi quanto meno perchè non hanno sentito loro la necessità di affrontare con attenzione questo tema].

10 agosto 2023. I giornali italiani, in maniera quasi unanime, sentono la necessità di condividere un video (girato con uno smartphone) per dare conto di un dramma che si è consumato nell’alta società torinese. “Organizza un party per annunciare il matrimonio e pianta in asso la fidanzata davanti a tutti gli invitati”. I titoli ripetono più o meno questo concetto. E i commenti sono migliaia. Centinaia di migliaia.

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