Gli spezzini o venditori ambulanti

di Monsignor Valentino Di Cerbo

Un mestiere un tempo molto diffuso tra i frassesi e ora completamente scomparso è quello dello “spezzino”.
Gli spezzini erano venditori ambulanti di biancheria per la casa, la cui attività era legata soprattutto alla economia familiare minore delle mamme che mettevano da parte piccoli risparmi (con la vendita delle uova o di altri generi di prodotti) per preparare a poco a poco il corredo per le figlie, che nella normalità era di “panni a 12” (12 lenzuola, 12 federe….), tra i poveri era di panni a 6 e tra i benestanti a 24 o oltre.
Questa biancheria veniva acquistata un pò per volta dalle mamme quando passavano gli spezzini. Quelli di Frasso si spostavano a piedi e raggiungevano, oltre alla provioncia di Benevento e all’Alto Casertano, anche il Molise e il Foggiano. Questo loro girovagare li portava ad essere anche “ambasciatori” di matrimoni o di altri affari tra le varie Comunità. Talora i giovani spezzini frassesi si accasavano nei paesi che frequentavano. Anche il mio bisnonno Raffaele Rainone si sposò a Foiano di Valfortore (BN), con una donna che, dopo la sua tragica morte, tornò a Frasso con le figlie nubili Pippinella e Rosa che sposarono rispettivamente Giovanni Formichella e Andrea Valentino Di Cerbo (mio nonno). Ho conosciuto ancuni spezzini di un tempo: zi’ Umberto Marcarelli, Giovanni Iannucci, (Sciammeria), Michele Amore (Fonzone), i fratelli Amedeo, Carlino e Antonio Salvione, Armando e Giannino Amore (Cazzullo), Rito Mazzacane, di Pontelandolfo (che si sposò a Frasso), Pasquale Izzo….
Verso la fine della loro “carriera” i più giovani si motorizzarono e giravano in macchina, ma i vecchi continuarono ad usare il “cavallo di s. Francesco” fino alla fine.
Penso con tanta nostalgia a queste figure (le ricordo in cammino col fagotto sulle spalle) che mi riportano ai sacrifici enormi delle famiglie di un tempo, quando il vivere comportava privazioni e accortezza. Alla figura dello spezzino e dell’economia del tempo, secondo alcuni, si collega la canzone “Spingole francesi”, che parla di un ambulante di merceria e che Salvatore Di Giacomo scrisse pare ispirandosi ai canti di alcuni operai frassesi che a Napoli lavoravano alla costruzione della Galleria “Umberto I”.

Nella foto: Umberto Marcarelli (1908-2000), tipico rappresentante degli spezzini frassesi.

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