Gli angoli segreti di Adriana Zarri

di Mariangela Maraviglia

Ricordando ancora Adriana, e il suo meraviglioso sguardo mistico e politico, capace, come ricorda il suo amico filosofo Silvio Morigi di “cogliere e svelare nelle cose più povere uno splendore precluso agli occhi velati degli altri”.

A Ca’ Sassino, Adriana restituì al prato la sua ampiezza e profondità […], valorizzando il pozzo dal simbolismo biblico – «luogo dell’incontro intimo, Giacobbe, la Samaritana» – e arricchendolo su un lato con un boschetto. Un cancello in fondo al prato dava l’accesso a un orto e a un frutteto […]. Un laghetto e uno stagno sul retro assicurarono presto un «meraviglioso gracidare di ranocchie» a lei caro non meno del canto degli uccelli. […] Una cappella più grande veniva ricavata da una stalla, pavimentata con belle pietre ricavate da una discarica, illuminata da un oblò intagliato sul soffitto perché terra e cielo si abbracciassero, e arricchita sulla parete di fronte all’altare da un dipinto rappresentante l’Eden: Adamo ed Eva accolti da una natura fiorita e da una copiosa rappresentanza di animali, «senza il serpente». Come al Molinasso, si rinnovò qui il miracolo del suo talento da «arredatrice eccezionale», che l’amico Silvio Morigi riconduce al suo sguardo mistico, capace di «cogliere e svelare nelle cose più povere uno splendore precluso agli occhi velati degli altri». Semplicemente una che vive. Vita e opere di Adriana Zarri, Il Mulino, Bologna, pp. 96-97.

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