Giulio Antonio Acquaviva

di Nando Astarita

Casertani double face.

Era nobile e davvero ricco ma anche sfrontato e prepotente. A Napoli era ben noto anche perché aveva alla sue dipendenze un bel po’ di malavitosi senza scrupoli pronti ad eseguire ogni suo ordine, per quanto scellerato. Ma non per questo il nobile rinunciava a intervenire personalmente quando più lo riteneva. Ad esempio, per una pretesa offesa ricevuta dal giovane aristocratico Giovanni Carafa , il principe non esitò ad ucciderlo fracassandogli la testa con un sacchetto pieno di pietre. Poi, ovviamente, non si presentò al processo, preferendo manipolarlo con un fiume di ducati e ad un giudice incorruttibile pensarono i suoi sgherri: lo catturarono, lo rinchiusero in una stanza e gli fecero letteralmente ingoiare l’intera sentenza di condanna che aveva scritto.
La sua arroganza e prepotenza si esercitava ovviamente anche nei confronti delle donne. Nessuna poteva osare di dirgli di no, aristocratica o plebea che fosse. Cosicché, quando mise gli occhi sulla bella e giovane Candida Pisano, la famiglia, per sottrarla alle sue brame, non ebbe altra scelta che rinchiuderla in un convento. Ma, ovviamente, il nobile non si arrese: fece fare un buco nel muro dell’edificio e di notte vi entrava per saziare, incontrastato, le sue voglie. E allora pare che fu proprio a causa di questa ennesima sua bravata che, in una via di Napoli, il nobile prepotente subì un sanguinoso attentato al quale sfuggì solo per un pelo mentre sul terreno restavano uccisi alcuni suoi sgherri.
Eppure quest’uomo, per tanti versi così sgradevole, era figlio di quel Baldassarre Acquaviva che cominciò (1562) a trasformare il casale “de Turre”, ampliando ed abbellendo il Palazzo Comitale ed i giardini retrostanti e che nel 1570 fece anche costruire, nel casale di Poccianiello, il convento dei Cappuccini. E quando successe al padre, Giulio Antonio Acquaviva, così si chiamava il nostro uomo, si dimostrò tanto abile ad esaltare la sua gran fedeltà alla Spagna, da riuscire a far elevare lo Stato di Caserta da Contea a Principato (1579).
Cosi, se da una parte era il personaggio fosco sopra descritto, dall’altra bisogna dire che proprio con lui, primo Principe di Caserta, la città s’arricchì notevolmente di costruzioni sia civili che religiose. Infatti, furono costruite le nuove Carceri, il convento dei Frati Minimi con la chiesa di Santa Caterina d’Alessandria lungo la “strada grande dal palazzo verso lo casale della Dolifreda”, e il monastero di Santa Lucia (1589) . Ma, soprattutto, il Principe Giulio Antonio fece eseguire, tra il 1569 ed il 1592, nuovi ed importanti lavori sia alla torre longobarda che al Palazzo non trascurando il giardino che si estendeva ormai fin sotto la collina di San Leucio. Alla sua morte nel 1594 gli successe, a 24 anni, il figlio primogenito Andrea Matteo, secondo Principe di Caserta, e con lui la città raggiunse l’apice dello splendore per poi, alla sua morte, iniziare la decadenza.

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