Giovanni Previtali

di Alessandro Vivanti 

Chi di noi che abbiamo studiato storia dell’arte non ha aperto uno dei suoi libri?
Lo Storico dell’arte Giovanni Previtali, nato a Firenze il 4 marzo 1934, il 15 marzo 1957 discusse la sua tesi di laurea in lettere sulla Fortuna critica dei primitivi italiani nel Settecento, con Roberto Longhi, correlatore era Francesco Arcangeli.
Nella primavera del 1960 si recò a Parigi, ospite della Maison d’Italie guidata da Ruggero Romano. Il ritorno in Italia coincise con il radicamento a Firenze. Nella primavera del 1961 entrò nella redazione di Paragone, di cui dal 1962 fu segretario. Nello stesso periodo divenne membro del Consiglio direttivo del Circolo di cultura presieduto da Ernesto Ragionieri.
Nel 1964 uscì da Einaudi il libro derivato dalla tesi, “La fortuna dei primitivi”, e subito fu vastissimo il successo di questo testo davvero fondamentale per la storia della critica d’arte, che «non somigliava agli altri libri di storia dell’arte» (Ferretti), con le sue tavole straordinariamente innovative. Nel 1966 conseguì la libera docenza in storia della critica d’arte.
Nel 1967, con la monografia su Giotto (dedicata a Longhi), avvenne il salto di Previtali verso una storia dell’arte integrale. L’attribuzione era divenuta lo strumento principe per ricostruire una storia complessa, in una «concreta materializzazione dell’anti-monografia perché la figura del grande maestro trecentesco viene studiata non certo nel suo aureo, geniale, isolamento ma, al contrario, in mezzo agli altri maestri e in particolare in mezzo ai suoi collaboratori di bottega; perché è proprio la ‘bottega’ la vera protagonista del libro, più che Giotto stesso. La bottega come fabbrica di tavole, come luogo di produzione artistica, o artigianale diciamo pure, tardomedievale» (A. Angelini).
Nel 1970 venne chiamato dal comitato ordinatore della neonata facoltà di lettere di Siena per la cattedra di storia della critica d’arte.
Nel 1975, con l’archeologo Mauro Cristofani, fonda la rivista Prospettiva, pubblicata – con i contributi dell’Università di Siena e della Regione Toscana – dal Centro Di di Ferruccio e Alessandra Marchi, presto divenuta la principale rivista scientifica italiana di storia dell’arte.
Invece non ebbe l’approdo sperato un’altra grande impresa avviata da Previtali, la “Storia dell’arte” Einaudi, pensata a partire dal 1972 e poi uscita dal 1979.
Qui la sua determinazione, a tenere insieme la discussione sul metodo, come sulla cruciale questione della periodizzazione, e la concreta tessitura di una storia dell’arte la più integrale possibile, si scontrò con la litigiosità degli storici dell’arte italiani, e con quella intestina della stessa scuola longhiana. A impedire che il progetto originario andasse in porto furono le divisioni interne alla Einaudi: se Paolo Fossati lo sosteneva, ma non fino in fondo, Giulio Bollati propendeva invece per un progetto alternativo, presentato da Federico Zeri. Il risultato di compromesso fu una “Storia dell’arte” divisa in due parti tra loro difficilmente componibili.
Nel 1983 avvenne la chiamata alla cattedra di storia dell’arte medioevale e moderna all’Università di Napoli.
Nel 1986, nei suoi ultimi mesi vissuti in piena salute, fu visiting senior fellow al Center for advanced studies in the visual art (CASVA) della National Gallery of art di Washington dove abbozzò il progetto di un corpus della pittura di Simone Martini e seguaci.
Morì a Roma il 3 febbraio 1988.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *