Giornalismo e cattolici

di Giuseppe Di Leo

Ieri pomeriggio ho partecipato a Potenza a un convegno, organizzato dall’ordine dei giornalisti di Basilicata, su Giornalismo e cattolici: l’esempio di don Vincenzo D’Elia e di monsignor Giovan Battista Montini. Fra i partecipanti anche il gesuita Occhetta della Civiltà Cattolica.
Richiesto di intervenire, ho puntualizzato tre questioni.
La prima. Non si può paragonare l’esperienza di don D’Elia, sacerdote che ebbe forte influenza su Emilio Colombo, con quella di Montini, perché il primo aveva una formazione ottocentesca e il secondo novecentesca. In che senso? D’Elia si preoccupo’ di comiugare la fede in politica sulla sfera della laicità, dopo il Non expedit effetto della Questione Romana, laddove Montini, risolta la Questione Romana con i Trattati del 1929, coniugo’ l’impegno politico-culturale riguardo alla sfida della secolarizzazione, molto più impegnativa della prima. E qui sarebbe tornata utile più la figura di un altro Lucano, grandissimo intellettuale: don Giuseppe De Luca.
Seconda questione. Non è ancora stato studiato seriamente il rapporto fra politica e Chiesa in Basilicata nel secondo novecento. Il quarto volume della Storia della Basilicata (pubblicato da Laterza), dedicata all’età contemporanea, è assolutamente insufficiente. E anche certa saggistica sulla figura e l’opera politica di Emilio Colombo appartiene più alla sfera agiografica che a quella storiografica. Non ho ancora letto, ho rimproverato i miei colleghi giornalisti lucani, una recensione rigorosa su questa pamphlettistica che aiuti a discernere, per esempio l’affare Giordano, il vescovo lucano nominato cardinale a Napoli nella seconda metà degli anni ottanta.
Terza questione. Al gesuita Occhetta, che rilevava il rischio odierno dell’affollamento delle notizie nel fare il giornalista, ho ricordato che questo problema esiste da sempre. Cosa significa, infatti, il mito della caverna di Platone se non la faticosa opera di discernimento del vero dal falso, dell’utile dall’inutile? E cosa significa il brocardo benedettino Non legere multa sed legere multum se non separare la farina dalla Crusca? Oggi, deve cambiare la formazione del giornalista, tenendo presente che l’opinione pubblica le notizie sa cercarle da sola, mentre chiede al giornalista di spiegarle, di analizzarle, di valutarle. Da questo punto di vista, le attuali scuole di giornalismo sono pressoché inutili.
Ho provocato l’ordine dei giornalisti di Basilicata affinché organizzi un ciclo di incontri, non riservati solo ai giornalisti però, su questi temi. E di avere il coraggio di invitarmi. Hanno detto che lo faranno. Vedremo.

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