Gigolò per caso?

di Gaetano Cappelli

Gigolò per caso? non si chiamava così quel delizioso film di John Turturro con Woody Allen? Questo invece è italiano – una “serie-panettone” diremmo, dato il periodo, e proprio perché è il periodo, massì damoje n’occhiata – magari se famo du risate.

Il fatto è che qui, piuttosto, invece se chiagne! perché occhei occhei, vorrebbe essere una commedia grottesca ma anche in quel caso sarebbe richiesta quel minimo di coerenza narrativa che qui manca del tutto. Difficilmente mi è capitato infatti di vedere messo insieme un cumulo simile di scempiaggini in un racconto che fa acqua da tutte le parti e sembra scritto da analfabbetti totali.

Il protagonista – un inutilmente goffo Sermonti – viene mandato dal padre, l’inutile caricatura del padre Vittorio De Sica, Christian, a ritirare il compenso di una marchetta. All’uscita dalla villa della benefattrice viene notato e rapinato dai due microdelinquenti che gli strappano, previo gragnuola di cazzotti – mai così meritati – i tre – 3! – orologi – delle patacche clamorose – che porta al braccio! Adesso, se non vuole morire, dovrà ripagarli ai mafiosi che nel negozio dove lavora, riciclano, a sua insaputa, i patacconi. poco male! metterà inzieme i 100.000 euro richiesti, facendo marchette sulle orme del padre in appena una settimana; nonostande il parrucchino e la moglie Ambra gli abbia preferito, la zanguigna terapeuta Assia. madavero? masse può?

resistito un paio di puntate, nonostande il mio spiccato gusto per l’orrido, e le lochescionz in pieno Coppedè (ecco cosa giravano!😉).

Ma chi se la potrà mai guardare na simile cacata?, mi son chiesto e non sono il solo: le stelline di gradimento sotto, la dicono lunga!

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