Fratelli d’Italia

di Silvia Manzi

In questi giorni politicamente dementi e convulsi mi viene in mente che “Fratelli d’Italia” è anche il titolo del capolavoro di A. Arbasino – bisogna pur trovare il bello in ogni dove per sopravvivere, no? – .
Riprendo dunque in mano questo scrittore snob, appartenente a una borghesia lombarda che, nel disprezzo del provincialismo italiano, ostenta facile cinismo e spregiudicatezza intellettuale. E vi ritrovo un’attualissima definizione dell’Italia, che forse meglio di ogni analisi politica ritrae ciò che scorre oggi sotto ai nostri occhi. La ripropongo, dunque, e mi sorprendo – o gattopardianamente, forse, nemmeno troppo – a constatare che la prima editio del testo è del 1963.

“La scaltrezza cogliona e la volubilità dell’ incoscienza, la fintaggine, il sotterfugio magari fine a se stesso, l’ imbroglio, l’ opportunismo, il parassitismo alle spalle di chiunque, il trasformismo sistematico, nonché una certa ferocia pubblica e privata che nella vita italiana s’ incontra sempre. Però poi se ne accorgono”.

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