Filosofia in Italia (1800-1950)

di Marzio Zanantoni 

NOVITÀ IN LIBRERIA. In un articolo pubblicato su «Il Foglio» del 10 novembre scorso, Alfonso Berardinelli commentava un recente libro del filosofo Massimo Mugnai dedicata a «Come non insegnare la filosofia». Un utile strumento che ben si inserisce in questa discussione può essere il libro «Filosofia in Italia (1800-1950). Uno sguardo dall’esterno» di Brian e Rebecca Copenhaver, Le Lettere editore, euro 20,00. I due autori americani intendono ricostruire il pensiero dei principali filosofi italiani tra l’inizio dell’Ottocento e la metà del Novecento ad uso del contesto anglosassone: in sostanza, la filosofia contemporanea del nostro Paese spiegata ad un pubblico non italiano. L’elemento che più colpisce è che vengono presentati filosofi italiani che orami non si trovano quasi più nei nostri manuali di filosofia: sa parte da Rosmini e si transita da Galluppi, Gioberti, Mamiani, Spaventa per arrivare a filosofi certo più conosciuti e studiati, ma spesso non presenti nei manuali: Villari, De Sanctis, Labriola, Barzellotti, Gramsci, Bobbio, con tanto spazio a Croce e Gentile. Ovviamente tutti il percorso filosofico tracciato dai due Autori americani non è casuale: hanno voluto cioè evidenziare come il tratto privilegiato della cultura filosofica italiana contemporanea sia il rapporto preminente tra la filosofia e la storia. Tratto certamente presente e importante, ma non unico si potrebbe dire. In ogni caso un libro, e un’operazione editoriale, interessanti, anche solo per il merito di aver presentato e reso fruibile a un pubblico internazionale un momento del pensiero italiano spesso sconosciuto.

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