Fabio Fazio difronte a papa Francesco

di Peter Freeman

Bene, mi sono visto il dialogo con Bergoglio.
Il quale ha parlato di cose un po’ complicate per chi religioso non è (lo gnosticismo cristiano, tema da lui stesso affrontato in un’esortazione apostolica, la “Gaudete et exsultate”, non è cosa per tutti) e di altre questioni più consone al grande pubblico televisivo.
Ora, non è che io condivida tutto il pensiero di questo pontefice, ma questo non ha particolare importanza. Mi sono però interrogato su che cosa abbia spinto molti tra coloro da me interrogati a sentirsi particolarmente ispirati dalle sue parole – parlo dei miei contatti, amici, conoscenze, a volte pure affinità.
E la conclusione (scontata, certamente) è che Bergoglio suscita un senso di vicinanza non tanto o non solo per il contenuto dei suoi interventi sui grandi temi dell’umanità ma per il fatto che questi siano interventi politici.
Perché la politica, che ci piaccia o meno, è la grande assente dalla nostra vita quotidiana. Certo, possiamo ritenere che sia politica discutere per una settimana intera di Quirinale, di rose di candidati, di strategie, tattiche e sotterfugi, ma non è roba, quella, che ci può scaldare i cuori. E’ chiacchiericcio, è “mondanizzazione” di qualcosa che ci è stato sottratto: la politica. La quale non ci appartiene più ma è ancora un oggetto del nostro desiderio, purché sia “alta” e “necessaria” e abbracci una dimensione escatologica: noi, uomini e donne, e i destini ultimi del nostro mondo. Ma la politica nello spazio pubblico non c’è, non più.
Ora, parlare di guerra, di migranti (e di politiche sull’immigrazione), di accoglienza, di catastrofi ambientali, di malattie sociali – e di cura, tutto il discorso di Bergoglio è intriso del concetto di “cura”: di sé, degli altri, del mondo in cui viviamo – è estremamente politico. E può giustamente impressionare, soprattutto chi si sente orfano di questa dimensione. Perché potremmo passare ore, giornate intere ad ascoltare la nostra rappresentanza politica senza che nessuno di questi temi sia minimamente toccato se non con vacui riferimenti e formulette di circostanza.
Parlare, nominare le cose, chiamarle per ciò che sono e attribuire a esse la giusta importanza. Il problema penso sia questo. E non è poco.

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