Eugenio Cefis – una storia italiana di potere e misteri, di Paolo Morando

di Gianni Gianassi

Morando è giornalista d’inchiesta di valore e fin dal titolo non illude il lettore su di una conclusione scandalistica della storia che e resta, appunto, una storia.

L’autore ci seppellisce di dati, memorie, citazioni, relazioni, sentenze, interviste per far roteare tutto l’impianto del libro prima, nella conoscenza di un personaggio potentissimo dei primi 30 anni del secondo dopoguerra, e poi, nel rincorrere senza mai raggiungere tutte le ipotesi che intorno a Cefis hanno visto accalcarsi le peggiori storie della repubblica.

Di Cefis non si sa molto se non che fu il più stretto collaboratore di Mattei, che lo lasciò poco prima della sua tragica morte, che presiedette l’Eni prima e la Montedison poi nel momento più alto del ruolo della chimica nell’industria italiana.
Il libro ci presenta il protagonista, quasi esclusivamente con documenti scritti, vista l’estrema ritrosia ad apparire, a farsi fotografare, intervistare e dichiarare. Cefis emerge con tutta la forza del suo carattere quando, dopo l’8 settembre, giovane ufficiale monarchico diventa protagonista della Resistenza azzurra nella Val d’Ossola, un’esperienza che con le conoscenze d’allora (compresa quella di Mattei) ed il servizio per l’intelligence americana segneranno tutta la storia del protagonista.

Il libro ci intriga con i tanti “io lo so ma non ho le prove” relativi alla fine di Mattei, alla nascita della P2, alla continua ingerenza dell’economia nella politica e ci accompagna attraverso la crisi politica dei primi anni 70, all’ascesa e al declino di Fanfani (fortemente sostenuto dal nostro) e soprattutto al declino del nostro paese stretto dall’impossibilità di sperimentare forme politiche nuove e dalla crisi economica mondiale di quegli anni.
Cefis c’è, spesso non si vede, ed alla fine abbandona tutto bruscamente e se ne va all’estero senza mai più assumere alcun ruolo politico-economico. Una fuga? Per paura? Arricchito a sufficienza? Non è dato concludere niente in merito.

Il libro ci racconta dei dubbi sull’omicidio di Pasolini, che stava scrivendo l’incompiuto “Petrolio” che smascherava gli altarini dell‘Eni di Cefis, ci racconta della scomparsa del giornalista Di Mauro, che indagava sulle connivenze della mafia con le “sette sorelle” nemiche di Mattei, sui tentativi di golpe veri o presunti con Cefis collocato lì niente di meno che da Cuccia, dell’odio con gli Agnelli ed il salotto buoni dei padroni ereditieri del capitalismo italiano. Inoltre ci racconta dei primi scandali ambientali, dalla tragedia della diga di Stava, ai fanghi rossi di Scarlino, alla fabbrica dei veleni di Porto Marghera e di come, anche allora, dirigenti e padroni uscivano impuniti in nome dello sviluppo e dell’occupazione.
Cefis, interrogato, ammette candidamente di aver fatto parte di un sistema, sia pubblico (le partecipazioni statali) che privato che finanziava sistematicamente i partiti di governo (Dc e Pri in particolar modo), così come di aver versato un somma importante, senza dire a chi, per la mediazione che il Pci aveva favorito sul gas sovietico, così come un numero importante di singoli parlamentari e giornalisti “comprati” con lo scopo di far parlare ed agire bene la politica nei confronti di Eni prima e Montedison poi.

Dal libro non emerge nessuna verità scottante che inchiodi Cefis alle pagine più cupe della nostra recente storia anche se sul bordo degli avvenimenti ce lo troviamo sempre. Morando ci lascia la figura di un militare, tendenzialmente presidenzialista, che usa potere e denaro per piegare la repubblica e le sue leggi a proprio vantaggio o a vantaggio delle sue imprese ma che è sempre rimasto indenne alla temperie giudiziaria di quegli anni anche se nelle pagine finali l’odore di bruciato intorno alla morte di Mattei torna ad aleggiare sull’intera opera.

Insomma un bel manuale di storia contemporanea italiana, una summa, un compendio in qualche modo.
Utile per non dimenticare e soprattutto per non semplificare una storia che semplice non lo è stata.

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