Eugène Delacroix

di Alessandro Vivanti

160 anni fa, il 13 agosto 1863, moriva il “principe del Romanticismo”, la cui pittura ha influenzato generazioni di artisti: Ferdinand Victor Eugène Delacroix, più semplicemente noto come Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice, 26 aprile 1798 – Parigi, 13 agosto 1863). Non mi dilungo sulla sua più che conosciuta biografia, ma voglio ricordarlo con le parole di Charles Baudelaire, in “Scritti sull’arte”, del 1855.

«In genere, l’artista non dipinge donne avvenenti, almeno secondo il giudizio del bel mondo. Quasi tutte sono malate, e si illuminano di una certa bellezza interiore. Delacroix non esprime la forza con l’ampiezza dei muscoli, ma con la tensione dei nervi. Ciò che gli riesce, si badi, di esprimere meglio non è soltanto il dolore, ma più ancora – prodigioso mistero della sua pittura, – il dolore morale! Questa alta e severa malinconia rifulge di un cupo splendore, anche nel colore, che è largo, semplice, copioso nelle sue masse armoniche, al pari di quello di tutti i grandi coloristi, e però lugubre e profondo come una melodia di Weber. […] Quanto alle altre, a volte eroine della storia (la Cleopatra che fissa l’aspide), più spesso creature di fantasia, di quadri di genere, ora Margherite, ora Ofelie, Desdemone, persino Sante Vergini, Maddalene, preferirei chiamarle donne d’intimità. Si direbbe che esse serbano negli occhi un segreto doloroso, impossibile da celare nel profondo della dissimulazione. Il loro pallore è come una rivelazione dei conflitti interiori. Sia che si distinguano per il fascino del delitto o per l’odore di santità, sia che i loro gesti siano illanguiditi o violenti, queste donne malate nel cuore o nello spirito hanno negli occhi il grigio plumbeo della febbre o il lucore abnorme ed eccentrico della loro infermità, e nello sguardo è la luce intensa del soprannaturalismo. Ma sempre e comunque esse sono donne superiori, di una superiorità particolare; e in definitiva, e in una parola sola, Delacroix mi sembra l’artista più capace di esprimere la donna moderna, soprattutto la donna moderna nella sua forma eroica, infernale o divina. Essa possiede altresì la bellezza fisica moderna, l’aria trasognata, ma il seno florido, con un petto minuto, il bacino ampio, e braccia e gambe armoniose.»

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