Emilio Gentile e la visione del fascismo

di Eugenio Di Rienzo 

In un volume ancora e sempre sul fascismo (Totalitarismo 100. Ritorno alla storia, Salerno editrice, pagine 208, € 21,00) Emilio Gentile cerca ancora una volta di dimostrare la sua nota tesi (peraltro contestata, come lui stesso ammette, da molti studiosi) che vede nel regime mussoliniano un regime totalitario, e cioè, se le parole hanno un senso, più o meno analogo a quello nazista o staliniano. Ma per dimostrare il suo assunto, mi pare, egli dovrebbe ricostruire la vita quotidiana nell’Italia fascista, mostrarci l’esistenza in essa di una oppressione feroce come quella esistente nella Germania hitleriana o nella Russia di Stalin, di un controllo soffocante e assoluto sulla vita intellettuale, culturale e artistica, su ogni più minuto aspetto della realtà. Non già, come fa in queste pagine, accumulare decine e decine di citazioni di antifascisti che dal 1920 al 1926 denunciano, coniando un nuovo termine, il carattere «totalitario» del regime. Che però — risulta chiarissimo — per essi non è che sinonimo di un inedito regime a dittatura di partito. Caratterizzata da violenza e galera, certo, ma cosa ben diversa da Dachau, da Auschwitz o dal Gulag di là da venire.

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