Egidio Ciervo

di Mons. Valentino Di Cerbo 

“Frascetano” [di Frasso Telesino] fin nelle midolla delle ossa, attaccato alla sua Terra e polemico quanto basta (caratteristica forse trasmessagli dalla mamma, la “mitica” zi’ Pippinella Bove, cugina di zi’ Spidita Nicolella) anche se con l’educazione e il rispetto “de’ Cavalieri antichi”. Si chiamava Egidio Ciervo ed era nato il 4 aprile 1931 nella sua casa, nel Vico Terra, il cuore antico di Frasso, in una famiglia originaria di Sant’Agata dei Goti: i Ciervo/Saviano. Frequentò i primi due anni delle elementari col maestro don Ciccio Mosiello e gli ultimi tre con la Signorina Maria Ida Sgarra.
A 24 anni, come tanti suoi compaesani di un tempo, si reca in Inghilterra (meta di un filone minore di emigrazione frassese), dove rimane per 19 anni lavorando prima in una fabbrica di mattoni poi in una di scaffalatura e di cassaforti per banche. Si sposa con Michelina Calvano nel 1959 per procura e, dopo l'”uscita a Messa” nel 1960, porta con sé la moglie in Gran Bretagna. Dal loro matrimonio nascono 4 figli: il primo, morto in tenera età, e poi Giusy, Carmine (bravissimo giocatore di basket) e Rosa. Nel 1973, tornano tutti in Italia per accudire suo padre rimasto solo. Egidio va a lavorare a Torino alla Fiat. Si licenzia dopo alcuni anni e torna a Frasso. Poi va a fare il bidello a Firenze (4 anni), a Durazzano, a Sant’Agata e infine a Solopaca. Trascorre gli ultimi anni a Frasso e poi si trasferisce a Latina presso la figlia Rosa, dove muore il 12 ottobre 2016.
Quella di Egidio, per molti versi, è la storia di tanti Frassesi: è legato al suo paese dove spera sempre di tornare (“S. Giuliana chiama!”, si diceva una volta) e ai grandi valori della sua terra: la famiglia, l’onestà, il lavoro, cui aggiungeva una grande voglia di sapere: leggeva e si informava sempre di tutto. Era una persona che non si arrendeva facilmente. Il suo carattere forte e un po’ ribelle e il suo accentuato desiderio di giustizia lo portarono ad aderire al Partito Comunista, ma senza rinnegare la Fede, che praticava con assiduità e partecipazione (è stato tre volte a Lourdes), frequentando (anche col bastone o facendosi accompagnare in macchina) la sua Parrocchia, fin negli ultimi anni di vita. Quella per Santa Giuliana era una passione esclusiva che spesso ha suscitato lunghe e vivaci discussioni con me, che lui considerava troppo partigiano del Carmine e di Campanile (di cui ero Rettore). Ma ho sempre riconosciuto la sua onestà e la sua sincerità e anche la sua autenticità (insieme alla sua umanità e alla sua simpatia).
Ci univa il forte amore per Frasso e l’insofferenza verso certa mentalità chiusa del paese, che combattevamo anche se su fronti e modalità diversi.
Quando passo per la Piazza sono portato istintivamente a guardare nella “villetta” e a incontrare il suo sguardo per intavolare qualche accesa discussione o per scambiare qualche sfottò. E sento che manca una bella persona che col suo modo di fare invitava a lottare e a sperare (anche se talora con realismo un po’ amaro) in un futuro migliore per il nostro paese.

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