Dopo la Shoah, a Roma

di Ariel Toaff

Quando, dopo la Shoah, approdarono a Roma i primi profughi dall’Europa Orientale, aprirono un oratorio di rito ashkenazita in via Depretis, non lontano dalla Stazione Termini. Ricordo che ne facevano parte le famiglie Bauman, Fischer, Lazar, Tennenbaun, Korn, Bilgorai, Benedikt, Guttman, Kichelmacher, Kopchowski, Abeles e Rauchman. In genere commerciavano in pietre preziose, orologi e monete d’oro (ducati e corone d’Austria) di contrabbando. L’unico ristorante kasher di Roma era gestito da Rahmil Tennenbaum vicino alla Stazione con cibo rigorosamente ashkenazita (gefilte fisch, kreplach, borscht, cholent, knedalach, kugel, tzimmes. p’tcha). Con i miei genitori ci andavo spesso soprattutto nei giorni di Pesach.

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