Diario di un dolore

di Federico Smidile

Io continuo a dire che non siamo noi a scegliere i libri ma il contrario. Ieri sono passato da Feltrinelli per La Tempesta e per Sogno di una notte di mezza estate e mi sono imbattuto in questo picciol libro. Ora, Adelphi non sbaglia mai e i suoi libri sono difficili e per questo, anche per questo, belli. Di questo autore non so nulla ma capisco che è uno scrittore cristiano, con una fede forte ma non banale. La morte della moglie lo getta nella disperazione e lo porta a riflettere su sé stesso, su Dio, sul modo di credere e di vivere, sull’egoismo e sul dolore. Un processo di elaborazione del lutto non risolto ma in continuo movimento. Un senso di amore che diviene puro intelletto – “i morti sono persone quadrate” – e un rapporto con Dio che non è di sottomissione ma di apprendimento costante al di là degli stereotipi (Dio è il più grande iconoclasta di sé stesso). 85 pagine intense e complesse. Ancora una volta, poi, un libro mi evoca Alcesti. La tragedia della donna che accetta di morire al posto del marito. Eracle la riporta in vita ma lei è silenziosa. Triste. Non dice nulla. Forse un morto non vuole risorgere (per poi morire di nuovo)?

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