Dialogo tra due storici

di Aurelio Musi (AM) e Bruno Figliuolo (BF)

(AURELIO MUSI)

Ne “Il tempo ritrovato”, l’ultima parte della ” Recherche”, Proust scrive in sostanza che l’arte è la capacità di trasformare le impressioni in espressioni. Certo la storia è cosa diversa dall’arte. Ma questa idea di Proust vale anche per la storia. Noi storici abbiamo smarrito la capacità di trasformare le impressioni, mediate dalle fonti, in espressioni, capaci di suscitare emozioni nei lettori e nel pubblico. È soprattutto per questo che le fiction, anche quelle più scadenti, a vario titolo ispirate a fatti e personaggi storici, facendo leva sulla sfera emozionale del pubblico, hanno presa straordinaria su di esso. Storici, emozionatevi ed emozionate di piu’ !

(BRUNO FIGLIUOLO)

Caro Aurelio, quelli di cui parli sono gli storici che raccontano, e ne è pieno il panorama intorno a noi. I loro racconti, facili, durano l’espace d’un matin, anche quando siano ricchi di pathos. Poi ci sono gli storici di mestiere, che dovrebbero fare progredire la conoscenza attraverso la dimostrazione, che è una cosa diversa: più complicata e meno gratificante ma è la sola strada attraverso la quale si perviene a incrementare le nostre conoscenze sul passato. E se questo lavoro non lo fa chi è stato formato filologicamente, chi altri può farlo? Io quelli che prendono le scorciatoie narrative li vedo quasi come dei disertori.

(AURELIO MUSI)

Caro Bruno Figliuolo, ti stimo tantissimo, sei uno storico di valore, ma questa volta sono in totale disaccordo con te. La grande tradizione storiografica è ricca di esempi capaci di coniugare serietà scientifica e arte narrativa. Tu hai una visione dicotomia che non aiuta, anzi è destinata a marginalizzare sempre di più la conoscenza storica. Se non siamo capaci di “esprimerla” oltre che portarla a livelli alti di ricerca, possiamo anche cambiare mestiere.

(BRUNO FIGLIUOLO)

Caro Aurelio, la stima è reciproca e credo ci sia anzitutto un fraintendimento da chiarire: il tuo discorso si basa su due assunti: “esprimerla” (la conoscenza storica, che dunque precede: per esprimerla devi averla) e necessità di coniugare ricerca e narrazione. E io li condivido entrambi, quando siano in equilibrio. Ho però visto sparire dai radar la medievistica anglosassone in vent’anni e precipitare quella italiana dal podio ai bassifondi in dieci. E questo perché sono diventate tutta narrazione e niente ricerca; e narrazione intesa come riassunto di libri altrui condita da qualche ideuzza sparsa. E così questa immondizia si moltiplica e inutile carta produce ancora più inutile carta (Sraffa). E bada bene che non penso a Barbero, che non ha mai confuso i due piani e non ha mai fatto politica universitaria.

(AURELIO MUSI)

Condivido la precisazione.

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