Condizioni attuali della storiografia abruzzese

Abruzzo

di Umberto Dante

Sono finalmente uscito dalla assemblea elettorale dell’unico istituto storico dell’Ente Regione Abruzzo, noto comunemente come Istituto della Resistenza (nel tempo gli acronimi sono stati più di uno). Alla fine, superato lo scoramento e qualche punta di disgusto, finisco come sempre di cogliere gli aspetti storiografici. Che non sono di poco conto, nonostante le dimensioni dell’associazione (circa novanta soci).
Prima considerazione: il centrodestra, maggioranza in Regione, si è completamente disinteressato di queste elezioni.
Seconda considerazione: la vicenda è stata gestita con grandissima capacità da Americo Di Benedetto, capogruppo della Lista Legnini, che ha realizzato il miracolo di padroneggiare la situazione, stando all’opposizione.
Terza considerazione: la regressione dalla dimensione regionale a quella cittadina, dato che sul lato destro della sala ha dominato una maggioranza pescarese-sulmonese cui si sono aggregate schegge aquilane (presidente Fonzi, Teresa Giusti); sull’ala sinistra la gran parte degli aquilani (primo dei quali è risultato Fabio Andreassi).
Mi astengo dalle critihe sulla gestione della vecchia amministrazione dell’Istituto (del resto ha vinto e chi vince ha sempre ragione). Farei invece molta attenzione all’emergere di questo baricentro pescarese-sulmonese (e delle inquietanti scaglie aquilane). L’abilità virtuosistica del singolo Americo Di Benedetto non può sostituire una capacità cittadina di trovare identità e qualità capaci di aggiornare un blasone sempre più offuscato. Tanto più che sono oramai fuori dell’Istituto uomini cruciali della storiografia abruzzese (Luigi Ponziani, Piero Di Girolamo, Ilaria Del Biondo, Raffaele Colapietra, Costantino Felice, Stefano Trinchese).

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