Clotilde Bertoni, Romanzo di uno scandalo. La Banca Romana tra finzione e realtà

di Federico Smidile

Nell’estate 2018 iniziai e subito lasciai questo libro che trattava in maniera originale, tra storia e letteratura, di un argomento che conoscevo bene, avendolo studiato per la tesi e dopo tesi e ripreso grazie ad Arel qualche anno fa. A dicembre l’ho ricominciato e stasera è terminato. È stato interessante incontrare di nuovo Giolitti, Crispi, Cavallotti, Colajanni e tanti altri che, in un altro millennio, ho conosciuto grazie a lettere, memorie, atti parlamentare, giornali. È grazie a loro, oltre che a mio padre e al mio prof di tesi, che ho amato e amo il parlamento, al di là di una presunta decadenza che viene denunciata dal 1848!

La studiosa riprende i fatti di una tangentopoli dell’800, che non crea gli sconquassi di quella di fine ‘900 ma ci va vicino. E li intreccia con opere letterarie e, nel secondo dopoguerra, con fiction e film (epico quello del 1977 con un Ivo Garrani Crispi che Favino-Craxi levate). Non è mai soddisfatta la Bertoni, però. Che, giustamente evidenza il difetto dell’antiparlamentarismo tipico italiano e la sua tendenza al ricorso al super uomo (nel 2018 la superdonna non era ancora in auge). Mancano, per cronologia e spazio, riferimenti ai 5 stelle (antiparlamentari di conio in apparenza diverso) e la crisi di fine secolo (XIX) che rappresenta, invece, una fortissima difesa del parlamento, della sua dignità e della stessa libertà. Comunque un libro che merita e si legge come un romanzo.

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