Closing time

di Mimmo Locasciulli

Ci ho riflettuto a lungo, per non correre il rischio di ripensamenti. Ho ascoltato e riascoltato programmi radiofonici e televisivi, ho sviscerato le piattaforme di streaming e download, ho letto le recensioni sulle riviste specializzate, sui quotidiani, sui siti web che in qualche modo si occupano di musica. Volevo capire qual è oggi lo spazio concesso al mio linguaggio musicale, quali le condizioni per conservare una minima visibilità, quale il costo in termini di spesa di me stesso per reggere un confronto con un meccanismo così assordante, così omologante. Il mondo è cambiato e con esso sono cambiati i parametri della percezione, del gradimento, dell’identificazione, della conservazione, anche della bellezza. In più, è cambiato il mondo attorno al quale ruotano i meccanismi dell’industria della musica e dello spettacolo; insomma, lo “show business”. Confesso che a volte ho la strana sensazione di scrivere e cantare per una sparuta platea di reduci. Non tanto in termini numerici, ma in termini di attenzione, di comprensione e di condivisione emotiva.
Ho scritto molte canzoni e ognuna di esse, anche la più leggera, è nata da un toc toc interiore che inevitabilmente, poi, mi ha messo a nudo con me stesso. A volte hanno prodotto gioia e calore, altre volte smarrimento e dolore. Sono le mie confessioni, le mie bugie, i miei sogni, le mie speranze, le mie vittorie, i miei rimpianti…
Dopo tanti anni di dischi e di concerti non sento più l’appartenenza a questo modello di universo musicale. Confesso di non comprendere le nuove tendenze, forse sono troppo legato alla bellezza di un testo, alla commozione che una melodia può produrre, al trasporto che una voce può evocare. Forse ho amato e ammirato oltre misura quei discografici che hanno sponsorizzato il valore artistico di una canzone piuttosto che un facile e scontato successo, quegli arrangiatori che hanno confezionato gli abiti più adatti a valorizzare e dare la giusta identità a ogni singola composizione e quei critici musicali che hanno avuto l’onestà delle loro idee, a prescindere da ogni tipo di condizionamento.
Insomma, questo mondo non mi piace, non mi appartiene. Mi sento fuori contesto e lo sono. So di essere antico, “vintage”, di vivere, forse, in una riserva esclusiva lontana anni luce dal mondo che mi circonda. Ma è così.
Sarà difficile non rispondere ai toc toc che continueranno a bussare da dentro e quindi so per certo che non smetterò di scrivere e di cantare, di incidere album e di fare concerti. Potrebbe accadere che viene fuori un album di solo musica, o di canzoni popolari o di pezzi scritti da altri autori, o anche di canzoni come quelle che ho scritto finora…. Sarà tutto in estrema e assoluta libertà, fuori dai meccanismi di una discografia che rifiuto. Quello che non farò è mettere tutto nel calderone dei meccanismi promozionali, delle interviste, degli uffici stampa, della radio e della televisione. E non ci sarà alcuna distribuzione ufficiale di dischi…. Chi vorrà potrà raggiungermi sulle mie pagine social, sulle piattaforme di streaming e download e sul palco dei miei concerti. So che starò molto meglio, di certo con compagni giusti.

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