Che ne sarà dell’Unione Europea

di Mimmo Pelagalli

Cosa ne sarà dell’Unione europea nei prossimi anni? Sono forse oggi in pochi a chiederselo, ma gli avvenimenti degli ultimi mesi sottolineano l’urgenza di questo interrogativo, apparentemente scontato e sintatticamente sconnesso sul piano politico. Ursula von der Leyen, ex ministra della Difesa della Repubblica Federale di Germania sotto l’imperio della cancelliera di ferro Angela Merkel, al suo secondo mandato come presidente della Commissione Ue purtroppo non sta dando il meglio di se. In pochi mesi è successo veramente di tutto e si è assistito ad uno spettacolo che, anche a voler essere benevoli, è a dir poco non edificante e mina con forza alle fondamenta la costruzione dell’Unione, che si sa, è in perenne divenire, è dinamica e perciò stesso, forse, risente ancora di più delle battute di arresto alle quali stiamo assistendo da mesi. Nel giro di pochi mesi la Commissione a guida von der Leyen mette a segno degli scivoloni fantastici. Il Rearm Act, per esempio, pur partendo da una condivisibile considerazione di voler dare maggiore sicurezza all’Unione, vista l’oggettiva minaccia russa, recepisce in maniera totalmente acritica la richiesta Usa in sede Nato: l’aumento delle spese militari al livello del 5% del Pil per tutti i Paesi. Unico Paese a fare il “gran rifiuto” è il Regno di Spagna, per bocca del primo ministro Sanchez. Nel mentre, si dibatte su due temi fondamentali: il prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea (il bilancio dell’Ue dal 2028 al 2034) e la battaglia ingaggiata con gli Usa sui dazi. Orbene, nel giro di poche settimane la von der Leyen riesce a collezionare due pessime figure: 1) presenta un bilancio poliennale pieno di tasse unionali – che nessuno vuole, a cominciare dalla stessa Germania – per portare il bilancio da 1200 a 2000 miliardi di euro, per altro tagliando welfare e agricoltura e aumentando le spese per la sicurezza, leggi spese militari, con ampia facoltà per i singoli stati membri di negoziare direttamente con la Commissione Ue come spendere i soldi assegnati, al di fuori di ogni pianificazione di respiro europeo. Un ritorno al passato alle politiche nazionali, in tempi lontani foriere di competizioni economiche tra stati europeri prima e di guerre poi. Il tutto in nome di una razionalizzazione e di una semplificazione del bilancio e dei modelli di spesa, che invece di semplificare la vita dei cittiadini semplicemente smantellano i principi di solidarietà tra Stati membri di cui si nutre la stessa costruzione europea. Si tratta di una proposta che, molto probabilmente, creerà molte più rotture politiche di quante ne sarà in grado di generare. Ed è auspicabile che si arrenda ai voleri del Parlamento Ue – nettamente contrario alle scelte di bilancio – e alla maggioranza qualificata del Consiglio Ue, dove sono rappresentati i capi di governo. Ma non è finita qui. 2) Il 27 luglio 2025 arriva un accordo sui dazi con gli Usa, del quale ancora oggi si sa molto poco nei dettagli, che porta a colpire le merci Ue in Usa con una tassa allo sbarco del 15%. Una guerra commerciale è stata evitata, vero, ma a questo punto molte aziende Ue dovranno essere aiutate per riposizionarsi sui mercati extraeuropei, dovendo abbandonare il mercato Usa. Non solo, l’economia unionale risentirà negativamente della necessità di comprare più gas dagli Usa e più armi dallo stesso Grande Paese. La domanda di oggi è: ce la faranno i cittadini Ue a superare le follie di Trump amplificate dall’arrendevole condotta della von der Leyen? O il dazio politico da pagare ai sovranismi di ogni dove finirà per autoaffondare le istituzioni europee? In molti oggi inveiscono contro l’Unione europea, spesso dipinta come una sorta di satrapo. Il problema è che ciascun Paese, preso singolarmente, pesa poco, il che offre all’esecutivo europeo la possibilità di agire in solitaria, quasi che fosse sciolto da ogni vincolo. Assisteremo a numerose battaglie nel prossimo futuro, questo è poco ma certo: quanto la fragile costruzione europa possa riuscire a ricomporsi dopo queste fratture non è dato sapere. Che dire di più? Posso solo augurare in bocca al lupo a tutti noi cittadini dell’Unione europea! Ne abbiamo veramente bisogno. E viva il lupo, ovviamente! Ovvero ci tocca fare il tifo per la ripresa di un vero dialogo democratico nell’Unione. Perchè il sovranismo è veleno e una Commissione Ue che non ascolta Parlamento e Consiglio in questo modo non si era mai vista!

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