Charlie Kirk
di Andrea Scanzi
Ieri, mentre parlava agli studenti in una università dello Utah, è stato ucciso Charlie Kirk. Aveva poco più di 30 anni.
Un cecchino gli ha sparato al collo da 150 metri. La dinamica è molto simile a quella dell’attentato fallito contro Trump.
Kirk era famosissimo negli Usa. Influencer con 7 milioni di followers, autore e conduttore radiofonico. Era il leader dei giovani conservatori di destra, molto destra, e parlava come Trump (che ora infatti lo piange e lo celebra).
Avevo visto molti sui reels in questi mesi. Era famosissimo, convintissimo, lanciatissimo e ascoltatissimo. Per capire che persona fosse e cosa dicesse, immaginatevi un mix tra Vannacci, Cruciani, Ciocca della Lega e un qualsiasi giovane polletto di allevamento di Fratelli d’Italia. Però più bravo e più leccato.
In uno dei suoi discorsi più celebri, ora tornato tristemente attuale perché suona come contrappasso tragico, disse che avere qualche morto all’anno per colpa delle armi era un giusto prezzo da pagare, in cambio della fortuna di avere il secondo emendamento (che permette a tutti negli States di avere un’arma).
La morte di Kirk è una tragedia e un trauma. È morto un ragazzo che stava portando avanti le sue (per me aberranti) idee. Tutto questo è terribile.
È una tragedia anche per ciò che provocherà adesso. Il clima si inasprirà ulteriormente. La destra darà la colpa alla sinistra (lo sta già facendo) e la sinistra dirà che Kirk se l’è cercata (sta già accadendo).
Rischiamo un’escalation devastante, e con gente a capo del mondo come Trump, Putin e netaboia è praticamente inevitabile.
Ci avviciniamo con idiozia, violenza e cinismo menefreghismo al fall out. Il game over è prossimo.
