C’è modo e modo di chiedere la grazia presidenziale
di Angela Nicoletti
Ci sono vicende sulle quali è giusto che si esprimano i tribunali. E io non voglio entrare nel merito della condanna inflitta a Mario Roggero. La giustizia ha fatto il suo corso.
Quello che mi ha profondamente colpito, invece, sono le parole rivolte dal gioielliere condannato per l’omicidio di due ladri in fuga, al Presidente della Repubblica: “Mattarella si passi una mano sulla coscienza.”
Sono parole che mi fanno riflettere sul clima che stiamo vivendo. Un clima in cui la rabbia sembra aver preso il posto del rispetto e in cui chiunque diventa un bersaglio, perfino la più alta carica dello Stato.
Sergio Mattarella non è soltanto il Presidente della Repubblica. È un uomo che conosce il dolore nella sua forma più atroce. Il 6 gennaio 1980 raccolse l’ultimo respiro del fratello Piersanti, assassinato dalla mafia. Un’immagine, quella scattata da Letizia Battaglia, che nessuno dovrebbe dimenticare quando parla di lui.
Eppure, davanti a quella tragedia, non ha scelto la vendetta. Non ha invocato la giustizia fai da te. Ha continuato a credere nello Stato, nelle istituzioni e nella forza del diritto. È questa la lezione che ci ha consegnato.
Per questo trovo profondamente ingeneroso chiedere proprio a lui di “passarsi una mano sulla coscienza”. La sua coscienza l’ha dimostrata nei fatti, con una vita intera vissuta al servizio della Repubblica e degli italiani.
In democrazia si può criticare tutto e tutti, anche il Presidente della Repubblica. Ma la critica perde valore quando rinuncia al rispetto. E quando il rispetto viene meno, non si impoverisce una sola persona: si impoverisce il Paese.
Forse dovremmo fermarci un istante prima di parlare. Chiederci se le nostre parole costruiscono o distruggono. Perché il modo in cui ci rivolgiamo alle istituzioni dice molto del tipo di società che vogliamo essere.
E oggi, più che mai, l’Italia ha bisogno di cittadini che alzino il livello del confronto, non il volume della rabbia.
“Il rispetto non è un favore che si fa a chi ricopre una carica. È un dovere che abbiamo verso la democrazia e verso noi stessi.”
