Canti d’amore e di libertà del popolo curdo

di Silvia Manzi

Leggendo la prefazione di Ibrahim Ahmad al bellissimo canzoniere “Canti d’amore e di libertà del popolo kurdo”, apprendo che la poesia kurda post Grande Guerra – indi post smembramento del Kurdistan – ha sortito l’effetto contrario a quello auspicato dalle politiche repressive nei confronti degli intellettuali, finalizzate a spegnere l’identità kurda; puntando soprattutto sulla poesia, gli scrittori avrebbero infatti rinsaldato i contatti con la popolazione e così la poesia d’autore, precedentemente dimenticata come il popolo da cui nasce, da strumento elitario sarebbe diventata quasi un ordinario mezzo di espressione, a denunciare l’odio nei confronti degli occupanti, e un’arma nella lotta alla autodeterminazione. Una poesia politica, dunque :

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