Candidature a confronto

di Federico Smidile

Riprendo il tema delle elezioni regionali in Lombardia e nel Lazio. Da più parti si commenta negativamente la scelta del centrosinistra, PD in testa, che ha rifiutato di appoggiare Letizia Moratti e candida Piefrancesco Majorino, esponente di sinistra, parlamentare europeo del PD, e assessore con Pisapia e Sala a Milano. Dunque, una candidatura chiaramente delineata e che si contrappone non solo all’uscente Fontana ma anche alla ex berlusconiana Moratti. Ora, si dice, questa scelta porterà alla sconfitta. Io mi permetto due domande.
La prima riguarda la certezza che con la Moratti si sarebbe vinto. Si è davvero sicuri che la sciura Letizia si sarebbe portata appresso un numero di elettori di destra capaci di rovesciare i pronostici che vedono di nuovo eletto lo sciagurato Fontana? Se pure fosse davvero così quanto sarebbe in vantaggio? Quanti elettori del PD, e del resto della sinistra, sarebbero andati a votare per la Moratti, scelta oltre tutto da Calenda-Renzi in funzione nettamente ostile al PD? Forse la battaglia è perduta in partenza ma non lo era di meno con Moratti. Seconda domanda: ammesso e non concesso che la Moratti potesse vincere con il voto del PD, sarebbe stata una vittoria utile al PD? O sarebbe stato il definitivo passaggio sotto le ali di una destra moderata, liberista, non certo fascista ma comunque lontanissima da qualunque ispirazione di sinistra, di quella sinistra che il PD dovrebbe cercare di recuperare e non di perdere del tutto. Una vittoria della Moratti perderebbe l’anima del PD, forse, o comunque quel pezzo di anima che ancora esiste.
Ma nel Lazio il PD ha accettato la candidatura sostenuta da Renzi e Calenda. Calma, L’assessore alla Sanità D’Amato non è la Moratti. Ha, appunto, fatto parte – e bene a quel che leggo – della Giunta Zingaretti. Quindi non è un corpo estraneo al PD ed, in generale, all’elettorato di sinistra. E non è che Renzi e Calenda, che pure sappiamo bene chi sono, debbano essere maledetti se ne fanno una giusta. Quindi, non vedo incongruenze nelle scelte diverse tra Lombardia e Lazio, e non vedo un suicidio del PD se propone due candidature diverse da quelle volute da Renzi e Calenda.
Poi entra il gioco M5S. Che in teoria potrebbe accogliere la candidatura di Majorino per il Pirellone, dato che il partito di Conte si dichiara di sinistra, e ci tiene a dirlo e ribadirlo. Nel Lazio, capisco, la candidatura voluta da Azione-Italia Viva è dolorosa ma il Movimento con D’Amato ha governato, dato che M5S era non solo in maggioranza ma anche in Giunta regionale. Una scelta diversa dall’appoggio a D’Amato non potrebbe che essere una scelta politica, legittima per carità, ma, ancora e sempre, autoreferenziale di Conte e soci, volti a evidenziare un consenso che potrebbe pure crescere, senza preoccuparsi di provare davvero a vincere. Un accordo generale potrebbe, invece, essere utile per contendere alla destra il Lazio, ma mi sembra che Conte ormai abbia preso la strada dell’uomo solo al comando. Non so se sia Fausto Coppi…

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