Caccia al pacifista

di Pasquale Palmieri

“È giusto fare la guerra. È giusto spendere soldi per il riarmo”.

Tutti d’accordo. Bene. Allora facciamo la guerra? Doniamo i nostri soldi per comprare armi? Prendiamo le armi e andiamo a combattere?

No, macché. La guerra la facciamo fare agli Ucraini (con qualche missile in più mandato per posta). E intanto ci esercitiamo con un nuovo gioco di gran moda: la caccia al pacifista. Se colpiamo un pacifista a un braccio, ci tocca un premio di 10 punti. Se lo colpiamo al sedere, totalizziamo 20 punti. Se lo colpiamo alla testa, abbiamo vinto.

La “libertà dell’Occidente” la difendiamo con la vita degli Ucraini, ormai diventati i soldatini di una spassosa e macabra partita a Risiko giocata sulle tastiere degli smartphone, nelle conversazioni al davanti ai caffè, nelle redazioni dei giornali, negli spettacoli televisivi (detti anche “talk show).

Mostriamo una sorprendente bravura nel fare la guerra con la nostre lingue, ma col sedere degli altri. Siamo impavidi guerrieri da salotto.

In un famoso film, Totò diceva “armiamoci e partite”. Faceva ridere.
Oggi lo ripetiamo tutti, come un beffardo ritornello: “Armiamoci e partite”, “armiamoci e combattete”. Ma non facciamo più ridere.

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