Briganti sì, ma pure ignoranti no

di Armando Pepe

Abbiamo atteso diversi mesi per vedere una serie NETFLIX, dal titolo “Briganti”, che fa letteralmente addormentare, poiché poggia su luoghi comuni che più comuni non si può. Anni fa, mi trovavo ad Apice, in provincia di Benevento, e vidi due signori, con il cappello e gli alamari, che cercavano di riscrivere la “vera” storia dell’unità d’Italia, una contro-storia fatta di menzogne, allucinazioni, amenità e rancori. Giuseppe Garibaldi avrebbe saccheggiato il Banco di Napoli e fondato la Banca di San Marino, usando i soldi del Sud per gli interessi del Nord. Ne uscii divertito, perché le stupidaggini fanno sempre ridere. Credevo fosse un capitolo chiuso. E invece?

Invece no, la stessa storia della banca saccheggiata apre la serie NETFLIX. Ma come si fa? Gli sceneggiatori e i registi vanno a scuola? Risulta tanto forte la potenza narrativa di Pino Aprile e dei suoi epigoni? Con la musica di Eugenio Bennato, la stessa nenia dei raduni neoborbonici, quella canzone “Uomini se nasce, briganti se more”, di una banalità concettuale esasperata. E poi, quando ho visto il logo del Ministero della Cultura, sono rimasto basito. Non credevo di esssere ad Haiti o a Disneyland.

A che pro studiare, leggere libri serie e dal taglio scientifico, se poi gli artisti non li recepiscono? Ma gli sceneggiatori e i registi sono intellettuali? Leggono qualche saggio storico ogni tanto? Gli attori credevano di essere gli apostoli di un nuovo meridionalismo, lontano però anni luce da quello di Giustino Fortunato, Antonio de Viti de Marco e Francesco Saverio Nitti.

Non vedrò la serie, che fa schifo, ma altre cose, magari più amene e leggiadre, ma sicuramente più serie.

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