Bravo Nordio

di Paolo Farulo

Ed eccoci qua, sono contento, bravo Nordio! La storia la conoscete tutti.
Ranucci va in TV e dice: “Una fonte ci ha riferito di aver visto Nordio nel ranch di Cipriani e Minetti in Uruguay.” Una fonte. Anonima. Non verificata. In prima serata, su Rete 4. Il ministro si collega in diretta e risponde che in quei giorni era in Italia a fare campagna referendaria. Fine della storia.

Ma il problema non è solo Ranucci, è un certo giornalismo che ha trasformato il condizionale in un’arma. “Ci risulta”, “una fonte sostiene”, “secondo quanto appreso”: formule che permettono di insinuare tutto senza rispondere di niente. Eppure il codice deontologico dei giornalisti esiste, prevede l’obbligo di verificare, ma evidentemente vale per gli altri.

Alla fine Nordio querela, e le somme eventualmente ottenute andranno in beneficenza. Anche questo è un dettaglio che fa una certa differenza rispetto a chi usa le aule di tribunale per arricchirsi. La RAI, nel frattempo, ha già fatto sapere che non difenderà il suo conduttore. Solidarietà corporativa: fino a un certo punto, con un segnale finalmente netto, non tanto contro una persona, ma contro un metodo.

Ora però riflettiamo pure su quante “fonti anonime” hanno già fatto danni irreparabili a persone che non avevano i mezzi, la visibilità o la voglia di rispondere in diretta..

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