Bartolomeo Schedoni

di Roberto Cafarotti

Ci sono pittori che tutti conoscono. Postare una loro immagine significa vedere molti like. Poi ci sono generi che tutti amano, come l’Impressionismo ad esempio. Anche in questo caso è facile ottenere consensi. Poi, ci sono generi noti a tutti ma meno amati, tipo il Barocco. E quando i pittori di tali generi sono anche completamente sconosciuti al grande pubblico, allora esistono tutti gli ingredienti per pubblicare un post che interesserà a pochi.
Ma a me non importa perché voglio anche mostrare pittori straordinariamente bravi e sconosciuti. Sono quelli che danno maggiori soddisfazioni, perché se anche uno solo ne apprezzerà la qualità, per me l’obiettivo sarà raggiunto.
Pertanto, oggi scrivo di un pittore vissuto fra Modena e Parma coetaneo di Caravaggio e, come lui, vissuto pochissimo. Morì a soli 37 anni, età intorno alla quale, anno più, anno meno, morirono una quantità incredibile di geni (Raffaello, Boccioni, Modigliani, Van Gogh, Parmigianino, Lautrec, Caravaggio e tanti altri).
Il suo nome è Bartolomeo Schedoni. Il padre produceva le maschere per le feste del signore di Parma: Ranuccio Farnese. Assunse molto dal Correggio ma non ci sono prove di una conoscenza diretta della pittura di Caravaggio, malgrado la sua pittura ne abbia assunto alcuni tratti ma riuscendo ad elaborarla con uno stile proprio, originale ed ineguagliato.
La luce di Bartolomeo pare non incontrarsi con la materia ma uscire direttamente da essa amplificata. I panneggi hanno un lucore mai visto altrove: una luce fisicamente trascendente. Le vesti dell’angelo sembrano veramente appartenere una dimensione metafisica, così come il verde, il giallo, il viola e l’azzurro delle tre Marie al sepolcro spiccano in un armonico accordo musicale.
E vogliamo parlare della composizione e del disegno di quest’opera? Perfetto in ogni dettaglio: le mani della prima donna in ginocchio sono poste in una posizione così espressiva e piena di grazia. Come pure i piedi leggermente arcuati sul suolo, disegnati su una linea precisa, senza incertezze. Infine, lo sguardo dell’angelo: intenso, niente di retorico di occhi liquorosi alzati al cielo, uno sguardo fisso e profondo, quello appunto di una creatura di un altro mondo. Qui la pittura si sublima verso un infinito lirico.

Bartolomeo Schedoni (1578-1615)
Le Marie al Sepolcro – 1614 Olio su tavola 228 x 283 – Galleria Nazionale di Palazzo della Pilotta – Parma.

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