Aneddoti sul comparto bufalino italiano

bufali

di Alessandro Scorciarini Coppola

La storia del comparto bufalino è abbastanza semplice. È legata ad alcune, poche personalità, con le quali ho avuto la fortuna di interagire, collaborare e formarmi, per cui posso dire di conoscerla benissimo.

Le prime notizie di bufali in Italia si riferiscono al territorio di Aquileia e le abbiamo da Paolo Diacono, dell’VIII secolo d. C.,  autore dell’opera “Historia Langobardorum“. Mi pare di ricordare che già in epoca romana siano stati rappresentati questi animali in alcuni affreschi; come siano giunti in Italia, molto probabilmente dall’area asiatica sub tropicale, nessuno può dirlo con certezza, ma le migrazioni umane hanno di certo giocato un ruolo preponderante.

Per averne ulteriori notizie si deve arrivare al 1400 e alla famiglia Fieramosca di Capua.

L’Italia conta appena 300 mila bufali, ma molto ancora ci sarebbe da fare per incrementarne l’allevamento. La razza italiana è la Mediterranea, ovvero quella che produce la maggiore quantità di latte, con le migliori proprietà nutrizionali e una vantaggiosa resa all’atto della caseificazione.

L’allevamento bufalino ha mantenuto per secoli caratteristiche arcaiche e – si diceva ingiustamente- di arretratezza, perché era confinato in aree malsane e impossibili per l’allevamento bovino. Questo soprattutto per il motivo che i bufali amano trascorrere molto tempo sommersi nell’acqua e hanno una pelle così spessa da essere refrattari ad alcuni parassiti che nell’acqua si trovano. Insomma, i bufali vivono bene laddove i bovini si ammalerebbero.

L’allevamento bufalino italiano si è evoluto ed è completamente cambiato alla fine della II Guerra Mondiale, grazie all’azione di pochi personaggi che ho avuto modo di conoscere e con i quali mi sono formato dal punto di vista professionale.

Il grosso dei bufali era a quel tempo concentrato nel Salernitano, fra Battipaglia e Paestum.

La famiglia Jemma era quella che ne possedeva il maggior numero di capi. Uno di loro, Ugo, il più intraprendente, la personificazione dell’imprenditore che non ha nulla da imparare da nessuno, col quale ho trascorso degli anni, sbarcati gli americani a Salerno e coi tedeschi in rotta verso nord, aveva rilevato una grossa proprietà nel tenimento di Pastorano, in provincia di Caserta.

Erano tempi pericolosi ma non si diede per vinto. Scortato da uomini armati e a cavallo, lui stesso portò i suoi animali da Salerno a Caserta come si vede nei film western. È con l’insediamento di Pastorano dell’allevamento Jemma che si avvia nel casertano l’allevamento di questa specie animale. Ma è con la lungimiranza di Jemma e il contatto con la Facoltà di Medicina Veterinaria che si assiste alla sua evoluzione.

È, infatti, nell’azienda Jemma che gli universitari napoletani, guidati dal Prof. Giovanni de Franciscis, conducono ogni tipo di esperimento grazie all’entusiasmo di Ugo Jemma che non nega mai i capitali necessari. Si mette in pratica la selezione genetica degli animali, si esperimentano e si realizzano la mungitura meccanica e la fecondazione artificiale, si studiano le patologie e le cure specifiche, la pratica casearia viene industrializzata con tutti i miglioramenti dal punto di vista igienico fino a ipotizzare e poi ottenere il riconoscimento della DOP e la legge per l’incarto dei prodotti per la migliore immagine e la messa in sicurezza dei prodotti caseari.

È a queste due ultime vicende che mi sono trovato a partecipare anch’io, all’inizio della mia attività, avendo accompagnato più volte di persona il compianto Prof. Giovanni de Franciscis alle varie riunioni ai Ministeri a Roma e all’Assessorato regionale della Campania a Napoli.

Alla fine degli anni ’90 del 900 il Prof. de Franciscis venne acclamato a Caserta, in occasione del Congresso Mondiale degli allevatori bufalini tenutosi alla Reggia, presenti centinaia di delegati provenienti da ogni parte della Terra, Presidente Mondiale della associazione. È grazie a questi uomini e non ad altri che il comparto bufalino è divenuto la realtà zootecnica, industriale e occupazionale che è. Purtroppo questi illustri personaggi sono da tempo scomparsi e il loro posto non è stato occupato da altrettanto eminenti persone.

Il comparto bufalino ha grossissime potenzialità inespresse ma anche grossi problemi, in special modo sanitari, per i quali non mi pare si siano intraprese le strade giuste, ma questo fa parte di un altro racconto.

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