Andrew Wyeth

di Gian Ruggero Manzoni

ANDREW (Andrea) WYETH (Chadds Ford, Pennsylvania, 1917 – Chadds Ford, Pennsylvania, 2009) è stato un pittore prima “regionalista”, quindi definito un “realista magico”. Fra gli artisti più amati e conosciuti del 1.900, non solo negli USA, ma in tutto il pianeta, di lui conoscerete il famoso e iconico “Christina’s World” (Il mondo di Christina), ragazza coricata sull’erba che guarda verso una casa solinga, in mezzo alla prateria, opera attualmente nella collezione del Museum of Modern Art di New York City (MOMA). Wyeth ebbe quali punti di riferimento gli artisti americani Winslow Homer, Peter Hurd e il regista Re Wallis Vidor, comunque fu suo padre, il famoso pittore e illustratore Newell Convers Wyeth, quindi la moglie Betsy James, a indirizzarlo poi a sostenerlo verso la pittura e quale artista, quando, ancora, non aveva un mercato. Visse sempre in campagna, in provincia (come me), oppure sulle rive dell’Atlantico, nel Maine. Andrew, il più giovane di cinque tra fratelli e sorelle, fu istruito a casa a causa della sua salute cagionevole. Come suo padre, il giovane Wyeth leggeva e apprezzava la poesia di Robert Frost e gli scritti di Henry David Thoreau, e ne studiava il rapporto con la natura, quindi rimaneva estasiato dai racconti dello scrittore F. Scott Fitzgerald e dell’attrice Mary Pickford, amici dei suoi genitori. Così appuntò sul suo diario nel 1933, a sedici anni: “I grandi uomini come Thoreau, Goethe, Emerson, Tolstoj tramite il loro creare ancora irradiano quella profonda esigenza di comprendere appieno il senso profondo dell’opera, più che le conseguenze di ciò che mettevano in atto, infatti, per loro, non sono stati importanti i traguardi raggiunti, quanto il fare artistico in per se stesso, cioè quello finalizzato al raggiungerli attimo dopo attimo. Quindi anch’io lascio che il motivo esaltante dell’azione sia l’azione stessa, e non ciò che determinerà, di finito, l’evento espressivo. Perciò quando creo con un certo grado di forza e bellezza non penso mai al risultato, alle conseguenze, ma mi gusto attimo dopo attimo il fare. Chiunque crei mirando unicamente all’effetto finale, per mettere a segno un successo, non sa cosa si perde e, per lo più, non è un artista, bensì un artigiano”.

Buon mercoledì, amiche e amici, e che marzo continui a portarvi in alto !!!

Nella prima immagine: Andrew Wyeth alcuni anni prima della morte, quindi il suo: “In volo”, una tempera all’uovo su tavola del 1966, di cm 94 x 107.

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