Amy Winehouse

di Claudio Vercelli

SONO GIA’ PASSATI DODICI ANNI – Spesso mi capita di riascoltare la sua voce, assolutamente eccezionale, sospesa tra jazz, soul ed altro ancora. A modo suo immortale. Mi chiedo poi quale fosse quello spirito di Thanatos che l’ha invece spinta a concludere la sua esistenza in tempi così brevi. Poiché, in cuore mio, credo comunque che ognuno possa scegliere quale sia il momento di Exit. Non è mai troppo presto né troppo tardi. Ovviamente, dal proprio, personale, individuale punto di vista. In quanto la “secolarizzazione” è anche (ma non solo) la possibilità di optare da sé per se medesimi. Nessun giudizio, per cortesia, altrimenti destinato a trasformarsi in pregiudizio. Eppure, al netto dei cinismi di circostanza, delle facili condanne così come delle inutili assoluzioni, posto che non siamo un tribunale in seduta permanente, rimane la netta, consolidata impressione che se ne sia andata per qualcosa che la dominava e che non riusciva, invece, a ricomporre nella giusta proporzione, come tale gestibile con le risorse che la vita ci dà. Non è l’unica, beninteso…

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