Alla ricerca di un giornalismo maturo

di Gianni Cuperlo

All’origine c’è un fatto di cronaca nera (che manco so se l’espressione si usa ancora). Lassù nella mia città (Trieste) scompare una donna, la cercano per settimane e attorno al caso si alimentano le ipotesi più diverse sino ad avere conferma della più tragica.

Il corpo viene rinvenuto nel parco dell’ex ospedale psichiatrico, sulla collina di San Giovanni. Vi è la quasi certezza che si tratti della povera signora scomparsa. A quel punto televisioni (soprattutto) e giornali si occupano con più interesse (sic) del dramma e uno dei “protagonisti”, il marito, compare sulla stampa e in numerose interviste televisive.

Finché l’altro giorno tocca alla Rai del pomeriggio trattare il caso e intervistare il consorte che, se ho capito, a un certo punto lascia il collegamento perché catturato da una diversa rete televisiva. È a quel punto che il conduttore Rai reagisce urtato dallo sgarbo e commenta così: «Il signor…era in diretta con noi e la troupe di una trasmissione di Canale 5 ce lo ha sottratto di fatto. Certe cose non dovrebbero accadere».

Bon, è su quel “certe cose non dovrebbero accadere” che ti viene una domanda. Perché, tutto sommato, a non dover accadere in un mondo normale non è rubarsi l’esclusiva di quella intervista, a non passare per la testa di un giornalismo maturo dovrebbe essere la semplice idea di poterla fare.

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