Abbasso i moralisti e Viva la realtà

di Pasquale Palmieri

Nell’estate del 2010 spesi buona parte dei miei risparmi per comprare un biglietto aereo di sola andata. La destinazione era Montreal. Avevo chiesto un visto speciale, grazie a un programma di scambio fra il nostro paese e il Canada. Le regole erano chiare: avevo sei mesi di tempo per trovare un lavoro e stabilirmi in quella città. La speranza era trovare qualcuno che mi consentisse di insegnare lingua italiana. Un progetto piuttosto fragile, ma non c’erano grosse alternative.

Avevo alle spalle un dottorato, un contratto in un istituto di scienze umanistiche, qualche anno di insegnamento nella scuola pubblica. Le graduatorie erano ormai intasate e non vedevo alternative concrete. Pagai a caro prezzo proprio il fatto di essermi dedicato allo studio e alla ricerca: avevo perso i “punti” necessari per essere “competitivo” e aspirare a un incarico dignitoso nel mondo dell’istruzione secondaria. Riuscii a evitare quello strano viaggio grazie a circostanze fortuite. Accettai una proposta di lavoro che arrivò un mese prima della partenza. A contare furono la sorte e l’aiuto di un amico, non di certo il “merito”.

Non sapevo cosa mi aspettava al di là dell’oceano, ma anche nella mia terra rimasi ben lontano dalle tavole imbandite. Entrai da allora in un vicolo cieco, o quasi: impieghi da 70 ore settimanali pagati poco e male, mesi di smazzo senza uno straccio di stipendio, e il costante bisogno di dire “grazie” per tutto ciò che mi era benevolmente concesso. Dopo qualche anno deposi le armi e partii comunque per gli Stati Uniti, con la testa di chi aveva davvero poco da perdere.

Negli ultimi mesi ho letto e ascoltato innumerevoli banalità sul lavoro e sul reddito. Ho apprezzato colorite descrizioni di un mondo fantastico, fatto di offerte mirabolanti, “fannulloni”, “occupabili”, “parassiti”, “divanisti”, “metadone di Stato” e cultori della “nullafacenza”. La tempesta di idee vuote che ci travolge è contraddistinta da un’unica fonte: il privilegio (se fossi meno prudente con le parole, parlerei anche di “culo al caldo”).

Spero che qualcuno si renda conto di come questo florilegio di idiozie sia un insulto – atroce, gratuito – per chi vive sulla propria pelle il dramma della disoccupazione e dello sfruttamento. Testimoniare è l’ultima possibilità che ci rimane: ci sono persone a me vicinissime che hanno lavorato per l’intero mese di dicembre 2022, senza mai avere un giorno di pausa, trattate come bestie, per una paga complessiva di 800 euro.

Vorrei quindi fare un augurio per il nuovo anno ai cantori di questo moralismo spicciolo, travestiti da raffinati intellettuali.

Vi auguro di abbandonare almeno per qualche giorno i vostri confortevoli uffici, le vostre ordinate scrivanie, le vostre adorate cattedre universitarie, i vostri scintillanti studi televisivi, o le vostre esclusive redazioni giornalistiche (tenute in piedi da finanziamenti pubblici). Potreste usare il tempo risparmiato per provare a fare quello che consigliate agli altri: lavorare 10 ore al giorno, guadagnando 3 o 4 euro l’ora, senza avere il minimo indispensabile per una vita decente.
Vi aiuterebbe a schiarirvi le idee e a provare, forse, anche un po’ di vergogna.

Buon 2023.

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