A casa di Antonio Gramsci

di Piero Ricca

Viaggio in Sardegna / 7

A CASA DI GRAMSCI

C’è qualcosa in Antonio Gramsci che mi ricorda Giacomo Leopardi: la solitudine, la sensibilità, la fragilità fisica, la fede nella ragione.

Li vedo così: due italiani d’eccezione, due menti rivoluzionarie, due viandanti spirituali, venuti a testimoniare un altro modo di stare al mondo.

Entrambi lottarono con strumenti culturali contro lo spirito del loro tempo in una nazione che non perdona né il rigore intellettuale né la libertà morale.

Nel Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani, Leopardi annota:

“Le classi superiori d’Italia sono le più ciniche di tutte le loro pari nelle altre nazioni. Il popolaccio italiano è il più cinico di tutti i popolacci”.

È il 1824. Un secolo dopo Gramsci è in galera, prigioniero di un regime che aveva paura della forza del suo pensiero.

L’irredimibile viltà di quel ‘popolaccio’ e di quelle ‘classi superiori’ – oggi più viva che mai – nel suo tempo prese le sembianze del fascismo, che lo condanno’ a morte dopo una lenta “demolizione” in carcere.

Non posso lasciare l’Isola senza rendergli omaggio.

Mentre cammino per le strade dei paesi dove vide la luce e trascorse l’infanzia – Ales e Ghilarza – con nuova emozione sfoglio il volume delle sue Lettere dal carcere.

Il 26 marzo 1927, dopo averle raccomandato di insegnare ai figli il sardo – che “non è un dialetto, ma una lingua a sé” – scrive alla sorella Teresina:

“Tu e gli altri dovete cercare di far stare allegra la mamma (dalla quale ho ricevuto una lettera alla quale non so come rispondere) e di assicurarla che la mia onorabilità e la mia rettitudine non sono affatto in quistione: io sono in carcere per ragioni politiche, non per ragioni di onorabilità.
Credo proprio che avvenga l’inverso: se non tenessi alla mia onorabilità, alla mia rettitudine, alla mia dignità, se cioè fossi stato capace di avere una cosí detta crisi di coscienza e mutare d’opinione, non sarei stato arrestato e non sarei andato a Ustica, tanto per cominciare. Di questo dovete persuadere la mamma; mi preme molto.”

Onore ad Antonio Gramsci, gloria della Sardegna!

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